Riproponiamo l’ultimo periodo del post-capitolo 18 (“Libertà Assoluta 3.1” scritto da Alice):
La gente intorno si allontana, corre, piange, mentre io non riesco a muovermi. Vorrei andarmene anche io ma sento le ginocchia tremare e piegarsi sotto il peso di un corpo ferito. Mi manca il respiro e anche gli occhi non vogliono più farmi vedere che cosa sta succedendo. La luce si decompone e il mondo, pian piano, sparisce. Sotto i filari di tigli, tra la polvere e il sangue, muoio. Non avevo mai osservato Rue de Rivoli da questa prospettiva.
In contemporanea al finale di “Libertà Assoluta 3.1” (fondamentale non solo per la trama della storia 1):

Nel medesimo istante un segnale luminoso verde cambia in rosso nei sotterranei di un comune edificio che non è a Parigi… che è lontano dall’Europa… che si trova nell’altro emisfero. Da qualche anno accade sempre più spesso. L’artefice è “Libertà Assoluta”.

Conclusione senza finale
Giorgio era un quasi settantenne che aveva sempre amato leggere e rileggere, guardare e riguardare quelle avventure di altri tempi, molto in voga tra gli anni ‘30 e ‘40 del XX secolo, costellate di investigatori, di delitti su commissioni, di scienziati che inventavano le formule più fantasiose e di organizzazioni di spie e di criminali. Gli piacevano anche le storie con protagonisti comuni ed ingenui che precipitavano nel mondo appena descritto, perché si creavano quelle situazioni comiche che facevano da contrasto. Soleva dire che quell’alchimia di più toni creava lo spettro di luce di un mondo più degno di essere vissuto della realtà. Almeno della sua. Adorava quello humour inglese che non trovava nella sua grigia vita, nella realtà di qualsiasi suo giorno. Suo e di ogni persona che aveva conosciuto.

Per scrivere di Giorgio si usa il passato perché è morto anche lui, come l’omonimo quarantenne della storia ambientata a Parigi. Anzi, entrambi sono la stessa persona e ciò è possibile da quando esiste “Libertà Assoluta”.
