16 GENNAIO, ORE 10:00 lunedì
È una mattina grigia, minacciata dalla luce pervinca che annuncia il temporale. Una coltre di nuvole basse ingombra l’orizzonte e delle colline non si intravede che qualche sottile ombra. L’aria è ferma: niente lascia sperare che il tempo migliori.

Sono le dieci del mattino e questo è già il terzo caffè che bevo: “Magari bastasse a farmi passare il mal di testa”.

Intento a rileggere per l’ennesima volta i documenti ricevuti dalla NASA non faccio caso al mio segretario che bussa e, preoccupato dal mio silenzio, socchiude la porta con discrezione. Lo guardo un po’ spaesato, con l’espressione di chi è stato interrotto dai propri pensieri e gli occhi insonni di chi non vede un letto da troppo tempo. “Alessandro, ti volevo lasciare l’elenco degli appuntamenti di oggi”. In pochi passi è di fronte a me e mi consegna la solita cartelletta aggiornata. “Lunedì 16 gennaio”, leggo. “Oggi è lunedì?”. Non so se è più stupito lui della domanda o io a constatare che non ce la faccio più. “Hai un appuntamento alle dodici con l’amministratore delegato della società di assicurazioni. Poi alle quindici con i consulenti finanziari e alle diciotto ci sarà una riunione. Ah, e questa sera una call con gli Stati Uniti”. Scorro velocemente la lista degli impegni poi lancio un’ultima occhiata ai miei documenti impilati con ordine sulla scrivania. “Dovrei cambiarmi. Mi sono macchiato il maglione con il caffè”, mento. La realtà è che mi sento sudato, i pantaloni e la camicia sono tutti appiccicati alla mia pelle, il maglione mi pizzica sul collo e la giacca e la cravatta giacciono buttate sulla sedia. “Ti faccio ritirare l’abito dalla tintoria, lo avevi mandato a lavare settimana scorsa”. Anche se fa finta di niente credo si sia accorto del mio disagio, con gli occhi un po’ rassegnati mi guarda e senza aggiungere altro esce dalla stanza.



Rieccomi solo, con la cartelletta in mano e il corpo che cerca di ritrovare le forze per affrontare la giornata. Fuori, intanto, ha cominciato a piovere. Vedere le gocce cadere sull’asfalto mi fa pensare che l’unico modo per scollarmi da dosso la stanchezza e snebbiarmi la mente sia quello di darmi una rinfrescata. Vicino al mio ufficio ho ricavato uno stanzino dove tengo alcuni vestiti di ricambio. C’è anche un lavandino, che apro lasciando correre l’acqua fino a che non diventa gelida. Ne prendo a piene mani e mi bagno il viso e il collo. Subito mi sembra di sentirmi meglio. Mi piacerebbe sdraiarmi nell’acqua fredda fin sopra i capelli, immergermi fino a che i muscoli non mi fanno male. Mi piacerebbe lavare via l’odore dolciastro di questo ufficio che è ormai diventato l’odore della mia stessa pelle. Invece faccio appena in tempo ad asciugarmi e a cambiarmi che sento di nuovo bussare alla porta. Questa volta rispondo e mi presento davanti alla scrivania, impeccabile. Entra il mio segretario e mi annuncia che è arrivata la persona che stavo aspettando per il primo appuntamento. Si scosta per far spazio a una signora dai capelli rossi, minuta ed elegante nel suo tailleur nero. Mi avvicino, le stringo la mano e la invito a sedersi. Mi immergo così in una nuova, lunga, giornata.



